

COP30: la Svizzera deve accelerare la protezione del clima invece di delocalizzarla
La Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici COP30 inizierà a Belém il 10 novembre. I nuovi piani climatici della comunità degli Stati evidenziano che, a dieci anni dalla firma dell’Accordo di Parigi, gli sforzi globali a tutela del clima e il sostegno finanziario ai Paesi più poveri sono ancora insufficienti. Anche la Svizzera deve fare molto di più a livello nazionale per consentire una transizione energetica più rapida, equa e socialmente responsabile.
Il mondo scientifico parla chiaro: non siamo a buon punto. I nuovi obiettivi climatici nazionali presentati dagli Stati membri ancora una volta non sono sufficienti a limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi Celsius.
«La Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici in Brasile deve quindi inviare un chiaro messaggio sul fatto che la comunità internazionale è pronta a invertire la rotta. A tale scopo è necessario un abbandono rapido ed equo dei combustibili fossili.»Andreas Missbachdirettore di Alliance Sud
Abbandono rapido dei combustibili fossili perché occorre contenere il riscaldamento globale e prevenire conseguenze e danni ancora peggiori. Transizione energetica equa perché solo così può funzionare in modo sostenibile. «Per chiudere le centrali elettriche a carbone è necessario coinvolgere le parti sociali tanto quanto è necessario collaborare con le comunità indigene per proteggere le foreste pluviali», sostiene Andreas Missbach. «Il sistema economico e finanziario deve essere inoltre più equo, in modo che più Paesi possano permettersi di investire nelle infrastrutture di cui hanno bisogno». In inglese per questo concetto si è affermato il termine just transition (transizione giusta).
Richieste di Alliance Sud
- La Svizzera deve impegnarsi affinché alla COP30 venga adottato un piano di accelerazione delle misure a protezione del clima. Deve adoperarsi affinché sia richiesto che tutti i Paesi rafforzino i piani climatici presentati quest’anno, in modo che gli sforzi globali siano sufficienti.
- La Svizzera deve porsi obiettivi più elevati e adottare le misure necessarie per raggiungerli.
- La Svizzera deve impegnarsi a favore di una maggiore chiarezza riguardo ai modi in cui dovranno essere raggiunti gli obiettivi di finanziamento concordati alla COP29. Per contribuire equamente al finanziamento internazionale a tutela del clima la Svizzera deve stanziare tre miliardi di dollari all’anno entro il 2030.
- Alla COP30, la Svizzera deve inoltre sostenere un meccanismo forte (Belém Action Mechanism) per garantire che i piani e le misure climatiche siano giusti e socialmente responsabili.
Lo scambio di CO2 non è la soluzione
In una nuova analisi Alliance Sud e Azione Quaresimale dimostrano che la compensazione delle emissioni di CO2 all’estero non porta a una maggiore protezione del clima in generale, malgrado questa sia una delle condizioni per lo scambio di CO2 conformemente all’Accordo di Parigi.
«La politica svizzera vuole risparmiare e delocalizzare gran parte della riduzione delle emissioni, invece di impiegare l’articolo 6 per una maggiore protezione del clima e per promuovere progetti trasformativi a livello tecnologico», afferma David Knecht, responsabile del programma per la giustizia climatica di Azione Quaresimale e co-coordinatore del gruppo di lavoro «Ambition» di Climate Action Network International. In questo contesto, la politica e la società sono influenzate dalla lobby del petrolio che utilizza i fondi delle compagnie petrolifere internazionali per frenare la transizione energetica in Svizzera. Così facendo, la Svizzera agisce in direzione contraria allo scopo stesso dei meccanismi di mercato di Parigi.
«Quale Paese tra i più ricchi, la Svizzera non può più scaricare la propria responsabilità climatica sui Paesi più poveri e sulle generazioni future: deve agire ora.»Sarah Steineggerresponsabile Servizio Politica di sviluppo e climatica, Caritas Svizzera
Delia Berner, esperta in clima di Alliance Sud, è membro della delegazione negoziale ufficiale della Svizzera in qualità di rappresentante della società civile e sarà a Belém dal 10 novembre.
Immagine principale: Menschen in Ländern wie Tschad sind von den Folgen des Klimawandels besonders betroffen. © Simon Huber, Caritas Schweiz