Almanacco sociale 2020: a fine anno Caritas fa il punto della situazione

La Svizzera non riesce a ridurre la povertà

Anche a fronte della buona situazione congiunturale negli ultimi anni e del tasso di disoccupazione ai minimi storici, la Svizzera non è riuscita a ridurre la povertà: da cinque anni a questa parte il numero di persone che vivono in condizioni di povertà continua ad aumenta-re. Il rischio di dipendere dall’aiuto sociale cresce già a partire dai 46 anni. Nell’Almanacco sociale recentemente pubblicato da Caritas Svizzera autorevoli esperti illustrano come l’aiuto sociale possa essere radicato meglio nel sistema di sicurezza sociale.

 

Dal 2014 il tasso di povertà in Svizzera è in costante aumento. Nel 2017 in Svizzera si contavano 675 000 persone colpite dalla povertà, di cui 100 000 bambini. Questo corrisponde a un aumento di quasi il 10 per cento nel giro di un anno. L’evoluzione suscita preoccupazione considerato che il tasso di disoccupazione del 2,6 per cento è il più basso registrato negli ultimi dieci anni. Diversamente dal tasso di disoccupazione, il tasso di disoccupati include anche le persone senza impiego che non si sono annunciate presso un Ufficio regionale di collocamento (URC). Questo valore è rimasto stabile al 4,7 per cento. Ciononostante nel 2018 oltre 35 000 persone hanno esaurito il diritto all’indennità. Come emerge dal rapporto annuale sullo sviluppo economico e sociale in Svizzera nell’Almanacco sociale 2020 di Caritas Svizzera, gli esaurimenti del diritto all’indennità si sono stabilizzati a un livello elevato.

 

Non tutti beneficiano del buon clima economico

Le condizioni lavorative sempre più precarie per cui è difficile provvedere con le proprie forze al sostentamento dimostrano che non tutti beneficiano della buona situazione economica. Le persone a basso reddito sono costrette ad assumere vari impieghi per potersi guadagnare da vivere. Inoltre, negli ultimi anni è cresciuto anche il numero di persone che lavorano involontariamente con un basso grado occupazionale. Nel 2018 in Svizzera 360 000 persone avrebbero preferito lavorare di più ma non hanno trovato un impiego con un grado occupazionale più elevato. In questo campo, il numero di donne colpite è tre volte superiore rispetto agli uomini. Anche nel complesso, le donne lavorano tre volte più spesso part-time degli uomini. Con ripercussioni fatali: in generale, la rendita di vecchiaia delle donne è inferiore del 37 per cento rispetto a quella degli uomini. A tutt’oggi, il lavoro di cura e assistenza ai propri famigliari nel sistema di sicurezza sociale viene considerato troppo poco. Non sorprende pertanto che nella vecchiaia il rischio di povertà delle donne risulti raddoppiato.

 

I premi della cassa malati gravano sul budget

Le famiglie devono far fronte a premi della cassa malati estremamente elevati. Questo è quanto è stato rilevato anche dal Barometro delle apprensioni di Credit Suisse che vede il tema della salute e della cassa malati collocato al secondo posto. Mentre negli ultimi 20 anni i premi della cassa malati sono più che raddoppiati, nello stesso periodo i salari reali sono saliti soltanto del 14 per cento. Nella maggior parte dei Cantoni gli assicurati devono spendere in media tra il 15 e il 18 per cento del proprio reddito per i premi della cassa malati. Questo valore supera quindi il tasso dell’8 per cento originariamente fissato dal Consiglio federale. A seconda del modello domestico l’onere può essere anche più grande. Detto sviluppo è da ricondurre al fatto che molti Cantoni hanno decurtato la riduzione dei premi per sgravare il bilancio nazionale. Tra il 2011 e il 2017 le riduzioni dei premi ordinarie sono diminuite in 17 Cantoni, a Lucerna sono state quasi dimezzate. E come se non bastasse, anziché impiegare i fondi federali della riduzione dei premi per le famiglie a basso reddito, sgravando così la classe medio-bassa, i Cantoni preferiscono finanziare i premi dei beneficiari dell’aiuto sociale che però andrebbero pagati con i fondi cantonali. 

 

Il rischio di aiuto sociale si sposta

Anche l’ultimo esito del rapporto sugli indicatori dell’iniziativa delle città sull’aiuto sociale dà adito a preoccupazioni: il rischio di dipendere dall’aiuto sociale aumenta infatti drasticamente a partire dai 46 anni. Nelle 14 città in esame, negli ultimi anni il rischio è cresciuto soprattutto per le persone più anziane. In media, oggi una persona percepisce aiuti sociali per quasi quattro anni, dieci mesi in più rispetto a dieci anni fa. Un altro fattore determinante, oltre all’età, è l’istruzione. Più della metà degli adulti che beneficiano dell’aiuto sociale non ha un titolo di studio.

Nell’Almanacco sociale 2020, incentrato sul tema «Un aiuto sociale per il futuro», Caritas Svizzera riflette su come radicare meglio l’aiuto sociale nel sistema della sicurezza sociale in Svizzera. Che servano riforme è un dato di fatto – non soltanto considerata la struttura federalista e la mancanza di responsabilità, bensì anche perché nel frattempo l’aiuto sociale è molto di più che un’ultima rete di salvataggio: oggi l’aiuto sociale deve mitigare i rischi sociali che non sono coperti da nessuna assicurazione sociale. Nel libro, autorevoli esperti discutono le varie riforme proposte.

 
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